Maria e Carlo VALENTINO
Il 28 settembre 2026 abbiamo festeggiato i primi dieci anni di matrimonio e abbiamo scelto il vangelo di Luca sulla scaltrezza.
Una scaltrezza al servizio dell’amore
Quando abbiamo pensato al Vangelo che potesse accompagnarci in questo giorno, ci è venuta subito in mente la parabola dell’amministratore scaltro. L’invito di Gesù a mettere la scaltrezza al servizio dell’amore è per noi una delle sfide più difficili, a partire proprio dalla vita matrimoniale e familiare.
In questi dieci anni abbiamo vissuto gioie immense, prima fra tutte quella di essere genitori di Andrea, Bianca e Chiara, ma anche giorni difficili e tristi. Spesso non siamo riusciti a capire che insieme avremmo superato quei momenti bui, ma il Signore è stato per noi luce.
Oggi pensiamo che la scaltrezza evangelica sia proprio questa: scegliere ogni giorno di esserci, di ricominciare, di costruire complicità senza accumulare rancori. È la scaltrezza di capire quando una parola è di troppo e quando, invece, due parole non bastano. È saper riconoscere che nei piccoli gesti quotidiani si nasconde il molto di questi dieci anni. È decidere di investire nella coppia e nella famiglia non solo i sentimenti belli, ma anche le nostre povertà, senza riserve.
I debiti dell’amore
Nel Vangelo si parla di debiti materiali, ma in dieci anni di matrimonio non si contano i debiti per errori e difetti, insieme alla loro accettazione. La testardaggine, il distacco, la poca attenzione: ognuno di noi porta le proprie fragilità. Quante volte è servita la scaltrezza per trasformarle in ponti di relazione. Ecco cos’è il matrimonio: partire dall’errore per rafforzare la relazione.
In dieci anni non ci siamo riconosciuti perfetti, ma ci siamo conosciuti, e questo ci ha dato più umiltà e compassione per accettare i nostri difetti.
Ciò che è eterno e ciò che è effimero
È stato difficile, e lo sarà ancora, distinguere ciò che è eterno da ciò che è effimero. Quante volte, per noi e per i nostri tre bambini, abbiamo creato aspettative da rispettare per forza, rincorrendo l’idealizzazione invece di puntare sull’alleanza. All’inizio del matrimonio si parla spesso di unioni basate sulla roccia. A volte quella roccia si è sgretolata, a volte non era poi così dura. L’arrivo dei bambini, i cambi di casa, le novità ci hanno messo a dura prova.
Però la scaltrezza è anche stare, esserci, non tornare indietro, ma vivere il momento accettando ciò che si sta vivendo e provando a estrarne il meglio.
Un grazie reciproco
Maria: Non sempre ci sono riuscita. Ancora oggi faccio fatica a investire questa scaltrezza nell’amore. Per questo, oggi più che mai, ringrazio Dio per avermi messo accanto Carlo, che ha saputo avere questa scaltrezza d’amore per entrambi, anche quando io non ci riuscivo.
Carlo: Maria, in questi dieci anni mi hai insegnato che la scaltrezza dell’amore non è furbizia, ma pazienza: quella di aspettarmi quando ero distante e di ricominciare ogni volta con me. Grazie per ogni ponte che hai costruito. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, ma sappiamo con chi vogliamo affrontarlo, e che il Signore camminerà con noi, come ha già fatto.
Prima sposi cristiani, poi genitori cristiani e insieme chiesa domestica.
